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Il Blog di Tulipani di Seta Nera

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 Festival Internazionale della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera

Recensioni della critica — Edizione 2026

 

CORTOMETRAGGI

Alba blu di Emanuela Mascherini

Emanuela Mascherini dirige e si dirige da sé in un labirinto di incubi e malcelati ricordi. Lei è Alba, ogni istante è un piano inclinato dell'esistenza: un abisso ed una risalita fra accadimenti e trasognante disequilibrio. La condizione psichica non è talvolta un'apnea dalla quale si riesce da soli. Ecco, dunque, la necessaria forza dell'altro in grado di sostenerci, in una prossemica del guado, da superare. La regista mette in scena il movimento talvolta nevrotico che aderisce alla propria fisicità: interprete ed è pure sé stessa; modula emozioni e gesti, passaggi e rapporti; un flusso contingente di vita. Il finale è assai toccante, con quella melodia che ne esalta il candore e l'innocenza.

Dov'è che ci siamo già visti di Gemma Iuliano e Claudio Piccolotto

È un film leggerissimo, eppure ironicamente profondo: giocato fra memoria e perdita della memoria; la terza età è un filo che può spezzarsi nel breve lasso di tempo che intercorre fra coscienza e conoscenza. La sceneggiatura ci ricompone in una seconda possibilità che si può offrire, un dono alla bellezza, alla sfida del tempo che inesorabile passa e ci sorpassa. Grandiose le interpretazioni.

 

Documentari

The Madman Coach di Carlo Liberatore

Siamo a Dakar, dove Malick Biteye forma una squadra di calcio composta da giovani con disturbi mentali. Il documentario diretto con misura da Carlo Liberatore ci fa vivere il contesto di marginalità e di particolare indigenza, in un quadro di povertà, dove anche il disagio psichico rappresenta un ulteriore momento di esclusione. Ecco allora il calcio, fare squadra, credere in un obiettivo comune, terapia e metafora della vita secondo un concetto caro a Jean-Paul Sartre. Confrontarsi e amalgamarsi: le loro storie si intrecciano in una lotta contro lo stigma sociale. Il viaggio culmina in Italia, dove i ragazzi realizzano il sogno di giocare una partita internazionale.

 

Videoclip

Bolla occidentale regia di Eleonora Maggioni  — canta Daniele De Gregori

È una regia accurata quella di Eleonora Maggioni su questo brano molto forte e ben congegnato: la depressione è alla base, stato psicologico di fondo che appare senza uscita: vuoto che scaturisce dal benessere, da una apparente opulenza seppur mistificata in una terra desolata. Riuscita rappresentazione della profondità dell'animo umano al cospetto di una natura pigra. Mutuando Vesna Parun: È notte, e camminiamo in una terra deserta, il bagliore della transitorietà illumina il nostro cammino.

Greta regia di Luana Fanelli — Antonio Maggio artista

È ancora una volta l'ambiente a dettare i passi degli artisti per la sua salvaguardia. E c'è la fiaba (evocante Cappuccetto rosso negli occhi fulgidi della bambina). Pertanto, l'arte e il racconto diventano metafora di amore, strumento di coscienza. E di conoscenza. Che viaggia potente e rivoltoso, lezioso e toccante, crea impatti talvolta devastanti quanto poetici, conflitti e solidarietà: e si rinnova per incanto...

Ti penso sempre brano di Chiello — regia di Tommaso Ottomano

Una clip ben girata, con una produzione notevole: più generi montati in sequenze dissonanti rispetto al testo; nell'insieme funziona nella modulazione emotiva.

Un uomo brano di Nayt — regia di Giulio Rosati

Un video che definirei raffinato, mentre segue Nayt in un viaggio simbolico all'interno di uno stato mentale piuttosto lacunoso. La regia di Giulio Rosati conferisce distacco, con luci fredde ed ambienti tetri e piuttosto cupi a riflesso di uno stato di confusione, fra rabbia e disillusione. Sovviene il verso di Maria Lai, laddove scrive: Ho dentro di me millenni di silenzi, di tentativi di poesia, di pani delle feste, di fili di telaio.